Quando si parla di informatica e tecnologia, si tende spesso a pensare agli Stati Uniti, alla Silicon Valley, a IBM, Intel, Apple o Microsoft. Eppure pochi sanno che anche l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’informatica mondiale, contribuendo con idee, progetti e innovazioni che hanno cambiato per sempre il modo di elaborare le informazioni.
Per molti anni il nostro Paese è stato all’avanguardia nello sviluppo tecnologico, grazie alla visione di imprenditori illuminati, ingegneri di talento e aziende che hanno saputo guardare al futuro quando il futuro sembrava ancora fantascienza.
Federico Faggin: l’italiano che inventò il microprocessore
Se oggi utilizziamo computer, smartphone, tablet, automobili intelligenti e milioni di dispositivi elettronici, lo dobbiamo in gran parte al lavoro di un italiano nato a Vicenza: Federico Faggin.
Trasferitosi negli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta, Faggin entrò in Intel e divenne il responsabile del progetto che avrebbe cambiato il mondo: l’Intel 4004, il primo microprocessore commerciale della storia.
Per la prima volta l’unità centrale di elaborazione di un computer veniva concentrata in un singolo chip di silicio. Un’invenzione rivoluzionaria che aprì la strada all’informatica moderna.
Ma il contributo di Faggin non si fermò al 4004. Fu infatti protagonista dello sviluppo dei successivi processori Intel 8008, 4040 e 8080, progettando inoltre la tecnologia MOS a porta di silicio, una delle innovazioni fondamentali che permisero la realizzazione di microprocessori, memorie RAM dinamiche, EPROM e sensori CCD.
In altre parole, una parte significativa della tecnologia che utilizziamo ogni giorno nasce direttamente dalle intuizioni di questo straordinario ingegnere italiano.
Il 19 ottobre 2010 Federico Faggin ricevette dalle mani del presidente degli Stati Uniti Barack Obama la National Medal of Technology and Innovation, il più alto riconoscimento americano nel settore tecnologico.
Adriano Olivetti e il sogno italiano dell’informatica
Se Federico Faggin rappresenta il genio italiano esportato all’estero, esiste un’altra storia tutta italiana che merita di essere raccontata: quella della Olivetti.
Grazie alla straordinaria visione di Adriano Olivetti, l’azienda di Ivrea non fu soltanto una produttrice di macchine da scrivere e calcolatrici meccaniche, ma divenne uno dei centri tecnologici più avanzati del mondo.
Negli anni Cinquanta nacque l’Elea 9003, considerato uno dei primi computer commerciali a transistor al mondo e il primo grande elaboratore elettronico interamente progettato e costruito in Italia.
A guidare il progetto vi era un altro genio italiano spesso dimenticato: Mario Tchou, ingegnere italo-cinese che contribuì a portare l’Olivetti ai vertici dell’informatica mondiale.
Pochi anni dopo arrivò un’altra rivoluzione: la Programma 101, presentata nel 1965 e considerata da molti storici il primo personal computer della storia.
La Programma 101 era una macchina da tavolo capace di eseguire programmi registrati su schede magnetiche, effettuare operazioni matematiche complesse e automatizzare numerosi processi di calcolo. Ne furono vendute oltre 40.000 unità in tutto il mondo e persino la NASA la utilizzò durante il programma Apollo.
Molti anni prima dell’avvento del PC di IBM o dei computer Apple, un’azienda italiana aveva già mostrato al mondo quale sarebbe stato il futuro dell’informatica personale.
Pregnana Milanese: una delle culle dell’informatica italiana
Un capitolo meno noto ma altrettanto importante della storia informatica italiana è rappresentato dal polo tecnologico di Pregnana Milanese, alle porte di Milano.
Qui operarono per decenni importanti realtà come Olivetti e successivamente Olivetti Bull, sviluppando hardware, sistemi e software destinati al mercato nazionale e internazionale.
Nel periodo di massimo splendore il sito occupava circa 5.000 dipendenti, tra cui centinaia di specialisti informatici altamente qualificati. Per molti anni rappresentò uno dei più importanti centri tecnologici del Paese.
Con la progressiva crisi dell’industria informatica nazionale e le successive vicende societarie, il polo venne progressivamente ridimensionato fino alla chiusura delle attività nel 2006.
Oggi rimangono soprattutto i ricordi di un’epoca in cui l’Italia partecipava da protagonista alla corsa mondiale verso l’innovazione tecnologica.
La Programma 101: il primo personal computer della storia
Tra le realizzazioni più straordinarie dell’informatica italiana merita un posto d’onore la Programma 101, presentata dalla Olivetti alla Fiera Mondiale di New York nel 1965.
Progettata da un gruppo di giovani tecnici guidati dall’ingegnere Pier Giorgio Perotto, con la fondamentale collaborazione di Gastone Garziera e Giovanni De Sandre, la Programma 101 rappresentò una vera rivoluzione tecnologica. Per la prima volta una macchina compatta e relativamente economica permetteva di eseguire programmi, memorizzare dati e svolgere calcoli complessi direttamente sulla scrivania di un ufficio o di un laboratorio.
In un’epoca in cui i computer occupavano intere stanze ed erano accessibili solo a grandi aziende e centri di ricerca, la Programma 101 portò la potenza dell’elaborazione elettronica nelle mani di professionisti, tecnici e progettisti. Per questo motivo molti storici la considerano il primo vero personal computer della storia.
La macchina era dotata di una memoria programmabile, di un lettore e registratore a schede magnetiche e di una stampante integrata. Un insieme di caratteristiche che anticipavano di molti anni il concetto di computer personale che sarebbe diventato popolare soltanto alla fine degli anni Settanta.
Il successo fu immediato: ne vennero venduti circa 44.000 esemplari in tutto il mondo, un numero straordinario per l’epoca. Tra i suoi utilizzatori vi fu persino la NASA, che impiegò alcune Programma 101 per effettuare calcoli durante il programma Apollo che portò l’uomo sulla Luna.
Oggi la Programma 101 è universalmente riconosciuta come una delle più importanti invenzioni italiane del Novecento e rappresenta uno dei simboli dell’epoca in cui l’Italia era tra i protagonisti mondiali dell’innovazione informatica.
Un’altra azienda che merita di essere ricordata è la MAEL, nata dall’iniziativa dell’ingegner Massimo Rinaldi.
Fondata nel 1969 con il nome di INSEL (Industria Sistemi Elettronici), l’azienda cambiò successivamente denominazione assumendo il nome MAEL, ottenuto dalle iniziali di Massimo ed Eliana, la moglie del fondatore.
Negli anni Settanta e Ottanta la società sviluppò numerosi sistemi elettronici innovativi, conquistando importanti mercati sia in Italia sia all’estero.
Oltre ai computer e ai sistemi di elaborazione dati, la MAEL realizzò alcune apparecchiature che hanno accompagnato la vita quotidiana di milioni di italiani:
- sistemi per la compilazione delle schedine del Totocalcio;
- apparecchiature per il pagamento dei bollettini postali;
- sistemi automatici per l’emissione dei biglietti ferroviari;
- terminali elettronici per enti pubblici e grandi aziende.
Anche questa importante realtà, come molte altre aziende tecnologiche italiane, finì progressivamente nell’ombra con il cambiamento del mercato e la crescente competizione internazionale.
Un patrimonio di innovazione da riscoprire
La storia dell’informatica italiana è molto più ricca di quanto comunemente si pensi. Dalla Olivetti a Federico Faggin, da Mario Tchou alla MAEL, passando per decine di aziende e centri di ricerca oggi quasi dimenticati, l’Italia ha contribuito in maniera significativa alla nascita del mondo digitale in cui viviamo.
Forse non siamo riusciti a mantenere nel tempo quella leadership tecnologica che avevamo conquistato, ma le idee, le invenzioni e il talento che hanno caratterizzato quella stagione continuano a rappresentare una delle pagine più affascinanti della storia industriale italiana.
E ogni volta che accendiamo un computer, utilizziamo uno smartphone o navighiamo in Internet, dovremmo ricordare che una parte di quella rivoluzione è nata anche grazie all’ingegno italiano.

